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rivista musicale
Un'Altra Music@
L'atmosfera è..."Sidera
Noctis" di Maurizia Vaglio
Nell’album troviamo tredici
brani, le cui atmosfere spaziano tra suggestioni arcaiche, atmosfere a
tratti surreali con un pizzico di new age, di sonorità celtiche e talvolta,
un vago sentore progressive ad “insaporire” il tutto. Col primo brano, “Amor
m’art con fuoc am flama”, veniamo immediatamente catapultati in una corte
medievale, intrattenuti da un sentimentale trovatore. Il secondo pezzo,
“Helori” potrebbe invece accompagnare le gesta movimentate di un film
d’avventura in costume. “Portrait of a Knight” suggerisce riflessioni
malinconiche, ed in un certo qual modo misteriose, mentre “La Follia” ci
riaccompagna in epoche più recenti, con le sue sonorità barocche. Ambient e
New age sembrano mettere lo zampino nel brano che prende il titolo dal
gruppo stesso “Sidera Noctis”, ma sono le suggestioni celtiche che
caratterizzano sia “Celtic Blessing” che “Cooney’s Reel”. Il pianoforte
conquista un ruolo importante accompagnato da un flauto vagamente
progressive in “Mizar”. “Sequenza” mantiene la promessa del titolo
inanellando una serie di melodie arcaiche, mentre è toccante il romantico
cantico d’amore “Belle qui tiens ma vie”. L’atmosfera solenne di “Kings are
wainting” è lievemente smorzata dalla freschezza spontanea del tin whistle,
ed è interessante l’esperimento di “Fame la nana”, curiosa ninna-nanna in
lingua veneta. “Keplero” è il brano che chiude il lavoro, con tonalità che
possono ricordare a tratti certe melodie orientali.In definitiva, un’opera
di altissima qualità tecnica, che conferma in modo evidente la grande
preparazione ed esperienza sia del gruppo nel suo insieme che dei singoli
musicisti, conservando però atmosfere suggestive ed un buon impatto emotivo.
Un'Altra Music@ 3
gennaio 2011
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Recensione da Rivista Anarchica
Aprile 2011
http://www.anarca-bolo.ch/a-rivista/
From lost space
di Marco Pandin
Eccone un altro. Un altro di quei cd
misteriosi con un contenuto imbarazzante che fa proprio arrossire, di quelli
che credevi di aver già ascoltato tutto e invece ti si apre davanti una
porta nuova. C’è in mezzo Mauro Martello, tra le mille cose che fa collabora
stabilmente da anni con gli sperimentatori Opus Avantra. Gli altri tre di
Sidera Noctis, veneziani anche loro, mi sembrano grosso modo estranei a
tutti i giri: solida formazione accademica, e si sente dalla sicurezza con
cui toccano gli strumenti, dimostrano in quest’ora di musica raccolta nel
loro cd d’esordio delle stupefacenti abilità aggregatrici e rimescolatrici.
Ho scritto “estranei” non tanto per una scarsa presenza di questi nomi nelle
le pagine delle riviste musicali più in voga, quanto perché l’impatto della
loro invenzione sonora è stato per me sconcertante e spiazzante. E non è
solo un fatto d’ascolto, un problema di che cos’è e di che cosa non è, una
discussione di somiglianze e lontananze, una rincorsa tra i ricordi che
sfuggono e i dubbi che ti assalgono. Qui dentro tutto è messo in
discussione: non solo i generi musicali, che siamo abituati a riconoscere
dal gusto e dall’abitudine, ma parlo della linea del tempo che viene
stravolta, ad esempio, per cui tradizionali irlandesi e veneti e stralci di
partiture di Antonio Vivaldi suonano come suggestioni dal futuro invece che
come cose di ieri. E ancora, è fresco e curioso e nuovo l’accostamento delle
sonorità: scelte bizzarre di ritmo e di respiri, spostamenti improvvisi di
oriente ed occidente, ribaltamenti di nord e sud, miraggi di costa e
montagna e deserto e folla, intrecci di barocco e new age, flauti e viola da
gamba che convivono armoniosamente con le tastiere elettroniche come se si
fosse finalmente realizzato un sogno progressive. Un piccolo capolavoro
inaspettato e senza tempo, ovviamente autoprodotto, ovviamente impossibile
da collocare o almeno da tener fermo per disegnarci intorno un qualche
contorno, ovviamente estraneo a qualsiasi diffusione commerciale nei negozi,
ovviamente destinato a restare lì appeso in mezzo al cielo, senza spinte
promozionali, né vuote parole d’incoraggiamento che aggiungerebbero solo
peso alla sua luce.
Marco Pandin
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Recensione da
www.arlequins.it
(Jessica
Attene)
http://www.arlequins.it/pagine/articoli/alfa/corpo.asp?iniz=S&fine=T&ch=4729
Come la luce delle stelle giunge a noi da tempi e spazi
lontani, così questa musica sussurra alla nostra immaginazione visioni del
passato, e lo fa in maniera semplice e gentile, mescolando elementi di
musica antica, rinfrescati da una forma moderna. Sidera Noctis è un
quartetto veneziano di formazione accademica che ripropone e rielabora
motivi del medioevo, del rinascimento e arie della tradizione celtica ma che
compone anche musica propria, sfruttando queste stesse correnti emozionali.
La delicatezza della loro proposta si intuisce già dall’assetto dei
musicisti: Antonella Bresolin al canto, percussioni e viola da gamba,
Mariagrazia Onesto alle tastiere, Roberto Pusterla ai flauti dolci e
traversi e Mauro Martello (che qualcuno sicuramente ricorderà fra le fila
degli ultimi e rinati Opus Avantra) ai flauti dolci, traversi, whistles e
duduk (flauto tipico dell’Armenia).
Troviamo quindi il suono leggero ed elegante dei flauti, ma all’occorrenza
anche rustico quando viene scelta la variante in legno, il timbro vellutato
della viola da gamba, le tastiere, spesso artefici di una ambientazione di
sfondo dal sapore new-age, impalpabile come un fitto pulviscolo, ma a volte
utilizzate con il registro del clavicembalo, a creare incantevoli
impressioni barocche. A ricamare questo morbido tessuto c’è poi la voce di
Antonella Bresolin, carica anch’essa di suggestioni antiche ma che comunque
immagino simile, forse per il sottile filo celtico che lega alcune delle più
belle melodie di questo album, a quella dei canti elfici di Tolkeniana
memoria. La breve ballata “Portrait of a Knight”, cucita con arrangiamenti
leggeri e pittoreschi, è proprio uno di quei momenti fiabeschi che sembrano
provenire dalla Terra di Mezzo, anche se la storia racchiusa nel testo in
inglese, che narra della precoce morte di uno sconosciuto cavaliere
(ispirata ad un celebre quadro di Carpaccio), non ha nulla a che vedere con
i personaggi di questo mondo illusorio. I riferimenti a Tolkien si fanno
comunque più concreti nel pezzo firmato da Mauro Martello, “Sidera Noctis”,
che sfoggia un bellissimo testo in Sindarin di Chiara Borgonovi,
impreziosito da una base musicale sinfonica e romantica dai riflessi
antichi. Al filone celtico riconduciamo invece la allegra “Cooney Reel”, una
danza tradizionale scandita dal ritmo del bodhrán, anche se, come accennato,
una simile ispirazione proveniente da queste lande la possiamo cogliere qua
e là durante l’ascolto dell’ intera opera. Fra le tante curiosità qui
raccolte, per farvi capire la mescolanza di elementi di cui è composto
questo album, troviamo “Fame la nana”, una nenia in antico dialetto veneto
che acquisisce in questa rielaborazione una strana dimensione onirica e
surreale. Fra le rielaborazioni più affascinanti cito quella del celebre
tema musicale portoghese seicentesco noto come “La Follia”, qui illuminato
da un solenne spirito barocco, con belle variazioni e ritmi vivaci forniti
da percussioni discrete ma efficaci, già terreno di studio di illustri
autori come Arcangelo Corelli e Antonio Vivaldi. Fra i pezzi più belli
vorrei segnalare “Helori”, uno strumentale scritto ancora da Mauro Martello,
in cui si fondono le varie anime del quartetto, in un insieme fresco e
coerente ma che lascia intravedere diverse fonti di ispirazione. Il brano
corre veloce su intrecci di flauto dal sapore celtico e sui delicati sospiri
della viola da gamba, creando una dimensione che evoca impressioni che hanno
in sé qualcosa di arcaico ma che in fin dei conti appaiono al di fuori di
ogni linea temporale. Sempre ad opera dello stesso artista, cito il pezzo di
chiusura, “Keplero”, che, a differenza degli altri, acquisisce nella sua
seconda parte un’impronta rockeggiante, grazie all’inserimento della
batteria elettronica e ad orchestrazioni più spesse. Questo esperimento
conclusivo dimostra concretamente che le idee dei Sidera Noctis possono
trasformarsi in qualcosa di molto più vicino al Progressive Rock nel senso
più classico del termine e riesco a intravedervi dei grossi potenziali,
soprattutto per il fatto che scarseggiano nel nostro panorama odierno band
di tradizione accademica che mescolino musica antica e Prog… ma sto parlando
di ipotesi personali e remote di sviluppo e non so se in effetti questa
possa essere la vera vocazione di questo quartetto. Il senso del mio
discorso è che lascerei proprio stare la drum machine in favore delle
percussioni tradizionali e di uno spartito più arioso, a meno che non si
innesti nella band un pool di strumenti rock.
A parte questa piccolissima annotazione, che non scalfisce il senso generale
dell’opera, non posso che promuovere questo lavoro di esordio, semplice
nella forma ma ricercato nei contenuti, bello per la mescolanza delle varie
influenze musicali, ricco di idee buone ed affascinanti che potrebbero
portare in futuro (e me lo auguro di cuore) ad un vero e proprio capolavoro
se il gusto, lo stile e le capacità di questi musicisti venissero
convogliati nella scrittura di un’opera totalmente autografa (le
riproposizioni qui sono superiori in numero rispetto alle tracce originali),
seppur screziata di riferimenti colti puntuali, piena e matura.
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NOTTE DI STELLE di Gaetano Menna Mondo Agricolo n 4
2011)
scarica il pdf
“ Sidera
Noctis”,
il nome del gruppo è davvero immaginifico; la
notte delle stelle ci attende con i suoi suoni che non hanno confini, né
territoriali, né temporali. Il primo album di questo gruppo veneziano si
intitola “From
lost space”
(www.mauromartello.com) e unisce musica medioevale e new age allo stesso
tempo, spazio stellare e terre celtiche, barocco e progressive. Il gruppo è
composto da un quartetto di musicisti di formazione accademica e di grande
esperienza musicale: i flautisti Mauro Martello (che suona anche con lo
storico gruppo sperimentale degli Opus Avantra) e Roberto Pusterla, la
vocalist 0Antonella Bresolin, la tastierista Mariagrazia Onesto Finocchiaro.
Gli artisti hanno lavorato a lungo su antiche melodie medioevali,
rinascimentali e della tradizione celtica facendole proprie. Il disco
affascina per le sonorità espresse che sono antiche e moderne allo stesso
tempo e per i testi multilingue, in inglese, in francese, in veneziano La
cover pone in evidenza un abito da sposa, tra le rose: il candore e la
preziosità della musica, che emerge in pieno e colpisce all’ascolto; si
scopre davvero una Venezia sonora inaspettata, che vale la pena di essere
conosciuta. Insomma, siamo in presenza di una coinvolgente proposta
musicale, la cui chiave di lettura sta nella molteplicità, nel saper
raccontare in note lo scorrere del tempo attraverso lo splendore delle
stelle. |
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From
Lost Space
Sidera Noctis/Stella Nera di
Alessandro Besselva Averame (Il Mucchio luglio 2011)
http://www.ilmucchio.it/fdm_content.php?sez=scelte&id=1893&id_riv=89
Il veneziano Mauro Martello è un virtuoso del flauto che ha alle spalle una
pluridecennale carriera accademica e una militanza in svariati ensemble di
musica antica. Fa inoltre parte dell'attuale line up degli Opus Avantra,
formazione storica del nostro folk progressivo, e dei Sidera Noctis, al
debutto con questo album autoprodotto e distribuito da Stella Nera, storico
ramo discografico di “A - rivista anarchica”. Il quartetto guidato da
Martello (oltre ai flauti, nel parco strumenti troviamo tastiere,
percussioni e una viola da gamba) applica al lungo percorso di ricerca
intrapreso dal musicista una veste sobria e moderatamente sperimentale, che
attinge a riferimenti noti rielaborandoli con estrema grazia e competenza.
In queste composizioni ritroviamo la nobile postura stilistica dei Dead Can
Dance più medievali (grazie anche al soprano di Antonella Bresolin,
impegnata alla voce oltre che alla già citata viola da gamba), certi aromi
del revival celtico, la spiritualità sincretica di “Hosianna Mantra” dei
Popol Vuh, occasionali sentori di new age subito smentiti da un approccio
sonoro ben poco propenso agli svolazzi calligrafici, musica barocca e pure
qualche riferimento progressive. L'autorevolezza e il fascino del progetto
derivano dalla capacita nell'amalgamare il tutto rimescolando gli elementi
anche secondo vie inattese (lo strumentale “Keplero”, con un impianto
percussivo quasi dance che incrocia sulla sua strada antiche architetture),
ragion per cui “From Lost Space” è un disco fuori categoria, sospeso tra
ricerca e divulgazione, unico nel suo genere, dalla delicata bellezza.
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Sidera
Noctis-From Lost Space di Alessandro Hellman (ROCKERILLA 8/10)
I Sidera Noctis sono
l'ennesimo progetto dell'eclettico flautista Mauro Martello. La loro musica
abita paesaggi sonori sospesi tra Venezia e l'Irlanda, in un tempo in cui
passato e futuro si incontrano, si fondono e si confondono, prendendo l'uno
le sembianze dell'altro. Così i tin whistles si accompagnano con naturalezza
alla viola da gamba e alle tastiere, esplorando luoghi dell'anima in un
continuo ed imprevedibile gioco di dissolvenze in cui la tecnica, pur
rivelando una preparazione classica, non cede alla leziosità accademica e
non è mai esercizio di stile. "From Lost Space" è un disco misterioso e
raffinato, carico di suggestione, che brilla di luce propria come una stella
nell'abisso misterioso della notte. |
27 Gennaio, 2012
http://www.discoclub65.it/musica-italiana/archivio-mainmenu-71/4643-sidera-noctis-from-lost-space-.html
Le stelle
della notte che firmano questa bellissima e suggestiva opera sono quattro
musicisti veneziani molto colti, dalla formazione accademica e dalla
notevole esperienza musicale. Il loro repertorio comprende tredici
composizioni, ora originali ora rielaborazioni di antiche melodie
medievali, rinascimentali o appartenenti alla tradizione celtica. Le
atmosfere assai evocative di From Lost Space cercano pertanto di tradurre
in musica il canto dell'universo e la geometria del cosmo. Non a caso il
brano conclusivo è dedicato a Keplero. Lirismo, riferimenti all'arte
(Carpaccio), melodie arcaiche, rimandi fantasy, echi barocchi, progressive
rock, richiami al mondo bretone e cavalleresco, simbolismo: nei brani dei
SN troviamo tutto questo, con (a fare da collante) il desiderio di
esprimere attraverso le note degli strumenti e la voce il mistero di astri
e pianeti. A guidare il progetto è Mauro Martello, eccellente flautista e
produttore del lavoro, attualmente con gli Opus Avantra. La tecnologia
delle tastiere è funzionale all'idea che guida l'ensemble e non stona per
nulla con l'intenzione di penetrare i segreti del cielo notturno e della
volta stellata. Nessun virtuosismo fine a se stesso nei SN, ma una grande
raffinatezza esecutiva, unita a una sensibilità artistica di prim'ordine.
Ascoltando questo cd ci si trova dinanzi ad un messaggio che filtra da uno
spazio profondo e perduto dall'uomo di oggi: è merito autentico di
Martello e dei suoi compagni di viaggio avercelo saputo restituire.
www.mauromartello.com
(Davide Arecco)
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Sidera Noctis
From Lost Space di Gianpaolo Galasi 31
gennaio 2012 www.mescalina.it
http://www.mescalina.it/musica/recensioni/sidera-noctis-from-lost-space
Che suono ha l’anarchia? Non uno solo,
certamente. Anarchico era lo chansonnier
Leo Ferré, simpatie per l’anarchia le aveva il nostro
Fabrizio De André, anarchici sono
i prog-orchestrali Godspeed You! Black
Emperor, o i post-math bagnati di umori atonali e tunisini
Enfance Rouge. I
Sidera Noctis, con questo
“From Lost Space”, ci mostrano un’altra sfaccettatura di che cosa
significa libertà e consapevolezza in musica.
Nascono per volontà di Mauro Martello,
accasato con questo progetto all’etichetta
Luna Nera, diplomatosi nel 1981 al Conservatorio di Venezia in
flauto traverso e specializzatosi in musica antica, rinascimentale e
barocca, non senza aver esplorato le potenzialità del duduk armeno. Si
dedica in proprio a diversi progetti come
Aularp, di ispirazione celtica, che condivide con l’arpista e
chitarrista Monica Bulgarelli, e
partecipa a formazioni come Opus Avantra
e Sinelimite con la cantante
Donella Del Monaco, nipote del
celebre tenore Mario.Responsabile
della riduzione teatrale de “La Masseria delle allodole” per cui
cura le musiche di scena, e partecipe del progetto “Em/Pyre” di
Elliott Sharp alla Biennale di
Venezia del 2006, in questo nuovo progetto fonde insieme musica medievale,
rinascimentale e celtica, con attitudine sottilmente ‘prog’ (ma come
potrebbero esserlo molti dei nomi sopra citati, lontano quindi da
qualsivoglia cliché) eseguita dallo stesso Martello assieme all’altro flauto
Roberto Pusterla, alla voce, alla
viola da gamba e alle percussioni di
Antonella Bresolin e alle tastiere di
Mariagrazia Onesto Finocchiaro.
Composizioni originali (Sidera Noctis, Celtic Blessing,
Mizar, Keplero) si alternano a brani di repertorio (la
ballata portoghese La Follia, già prediletto oggetto delle ricerche
di Arcangelo Corelli, Antonio Vivaldi e Paolo Benedetto Bellinzani;
l’irlandese Cooney’s Reel, la veneta Fare la Nana),
costituendo un affascinante intreccio tra strumentazione acustica, con una
attenzione alla timbrica dovuta tanto alla ricchezza strumentale (flauti
dolci, traversi, duduk, whistles) che all’utilizzo di tastiere, e in un caso
di una drum machine (la finale Keplero) che evitano sapientemente
le tinte new age per arricchire, invece, le trame acustiche con un suono
sottile e ricco di sfumature. Si può tranquillamente parlare di feconde
contaminazioni, dato che i Sidera Noctis si dimostrano tanto consapevoli
nell’intrecciare diverse ispirazioni musicali all’interno di una stessa
composizione, sia consapevoli delle stratificazioni già innestatesi nelle
tradizioni qui riprese, lontano da ogni calligrafia. Gianpaolo
Galasi |